Viaggio a Cuba on the road: il racconto del libro Cuba Resiste

Cuba Resiste. Reportage da un Paese che cambia ma resta fedele alle sue radici” (Infinito Edizioni) del giornalista e scrittore Massimiliano Squillace racconta un viaggio “on the road”, compiuto in auto – anche d’epoca, come le tante che ci sono sull’isola –, in autobus e piedi, partendo dalla capitale L’Avana, passando per città più o meno note all’estero come Guantanamo, Cinfuegos, Trinidad, Varadero, Gibara, Santa Clara, Santiago e la vicina Siboney.

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Un viaggio nella “vera” Cuba, quella della ”bolsa negra” – il mercato illegale di prodotti dall’estero -, dei trafficanti di droga, della prostituzione che persiste nonostante il regime abbia cercato di debellarla, dell’embargo imposto a lungo dagli Stati Uniti e dei suoi vari problemi, ma soprattutto la Cuba dalla natura meravigliosa, con il suo mare e le sue spiagge, che ne fanno un’ambita meta turistica internazionale; la Cuba dalla popolazione autenticamente “latina”, calorosa nei rapporti umani, in cui non si ha paura di chiamare “Mi amor” e “Mi vida” un turista conosciuto da poco, non si “temono” gli abbracci tra uomini o di mettere una mano sulla spalla o sulla gamba a qualcuno durante una conversazione. Ecco perché Massimiliano Squillace ha potuto scrivere senza giri di parole che i Cubani abbiano una “pelle meravigliosa”, frutto del secolare incontro di diverse popolazioni sull’isola.

Da questo libro emerge quanto il popolo cubano sia ospitale e sincero, sia nei sorrisi – l’autore dice che, sin dalla prima volta in cui è stato a Cuba, ha “capito cosa vuol dire sorridere” grazie ai Cubani – sia nel pianto. C’erano persino milioni di persone che piangevano ai funerali di Fidel Castro nel 2016, lo stesso anno in cui l’autore, ma anche il protagonista della storia, sono tornati a Cuba, ovviamente compiendo lo stesso percorso. Si trattava di un pianto sincero, un pianto che non ci si aspetterebbe da un popolo che vede morire il dittatore che l’ha dominato per anni e anni: perché sia chi sosteneva Fidel, sia chi era contrario, era animato da un così grande amor patrio, che lo rendeva consapevole del fatto che, nel bene e nel male, il Lider Maximo era un grande personaggio della storia cubana e non solo. Massimiliano Squillace racconta di aver trovato nei Cubani “un amore per la patria che io non ho mai conosciuto per la mia”: non un campanilismo arrogante, bensì un puro senso di appartenenza.

Insomma, l’autore racconta una Cuba da amare, come aveva iniziato a fare da ragazzino, indossando una maglietta con l’effigie di Che Guevara, ma conoscendo meglio, in modo più maturo l’isola e a volte criticandola; una Cuba dove “la musica è ovunque”, dai centri culturali alla strada, e accompagna balli sensuali molto coinvolgenti – non per niente siamo ai Caraibi! –; una Cuba dove non ci sono le forse troppe pubblicità che si vedono nel cosiddetto mondo capitalista; nella quale si può mangiare bene solo con un dollaro, gustando naturalmente famose bevande tropicali. Per queste e altre ragioni, l’autore del libro lo conclude spiegando che “nessun posto gli ha rubato l’anima come Cuba”.
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Come abbiamo ben capito, “Cuba Resiste” è ben altro che una semplice guida turistica: è un romanzo che racconta un viaggio. Per rendere ancora più interessante il tutto, l’autore utilizza un espediente narrativo: fa incontrare al protagonista Kira-Franziska, una ragazza cubano-tedesca conosciuta un locale di Lisbona, e lo fa innamorare di lei, pur conoscendola pochissimo. Kira, dato che il ragazzo italiano è in partenza per Cuba, gli racconta di avere il padre cubano, Nelson, e gli chiede di cercarlo. L’uomo è tornato in patria da molti anni, dopo la fine del suo matrimonio con la madre di lei e il fallimento del suo ristorante a causa dei debiti accumulati e di un socio disonesto. In qualche modo è rimasto in contatto con la figlia, ma non l’ha più vista. Allora lei, tramite il giovane che sta per partire per Cuba, vuole far sapere al genitore che “presto” andrà a trovarlo. Come “segno di riconoscimento”, donerà al giovane una collana con una pietra azzurra a forma di piramide, che il padre le ha regalato quando era piccola prima di partire e che lei non si toglie mai.

E’ anche tramite Nelson ed altri personaggi che incontrerà durante il suo viaggio – in generale i personaggi sono reali, ma Squillace ha cambiato i loro nomi –, che il protagonista capirà che Cuba sta cambiando, diventando più libera – parteciperà persino ad un concerto dei Rolling Stones a L’Avana, mentre fino a pochi anni prima il rock n’roll era bandito come simbolo del “imperialismo capitalista” americano –, ma che il popolo rimane sempre lo stesso.
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