La risistemazione delle spiagge in previsione dell’inizio della stagione estiva

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La stagione invernale, per fortuna trascorsa, verrà ricordata a lungo da chi opera nel settore della balneazione, a causa degli ingenti danni che le spiagge hanno subito nel corso degli ultimi mesi. Si è trattato di un inverno davvero complicato, che non ha escluso nessun luogo: dalla Liguria alla Puglia, per poi passare alla Sardegna e alla Sicilia. Tutte le regioni toccate dal mare devono purtroppo fare i conti con ingenti danni.

Il problema è stato causato principalmente dal maltempo. Le piogge e i venti hanno sicuramente causato una fortissima erosione delle spiagge, talvolta inghiottendo letteralmente decine di metri cubi di arenile.

Secondo gli esperti, la causa dei disastri che in alcuni luoghi si sono verificati (come la completa scomparsa di alcune spiagge salentine) sono da imputare non tanto alla quantità di acqua caduta, quanto all’intensità degli eventi meteorologici: nella passata stagione invernale, infatti, si sono alternati momenti di secca con scarsità di piogge (il che ha causato, soprattutto al nord Italia, una grave siccità) e vere e proprie bombe d’acqua, che alcuni territori non sono stati in grado di tollerare.

Il tutto si manifesta quindi in fenomeni di erosione talvolta estremamente gravi.

Rifiuti spiaggiati e inciviltà

Un altro importante problema che affligge le spiagge durante la stagione invernale è quello dei rifiuti, che letteralmente possono rivestirle e persino stratificare, venendo ricoperti da un manto di fango e di altri residui rocciosi.

I rifiuti che durante la stagione invernale possono accumularsi sulle spiagge derivano da diverse fonti. In primis, si tratta di rifiuti spiaggiati. È difficile dire da dove provengano con precisione questi detriti e scarti, sta di fatto però che le alte maree e i venti li trascinano in direzione del bagnasciuga, facendo sì che questi si accumulino (e attirando, tra l’altro, alcuni volatili come i gabbiani, anch’essi responsabili di un danno ecologico per le spiagge da non sottovalutare).

In secondo luogo, poi, non bisogna dimenticare l’intervento dell’uomo incivile. Durante l’autunno-inverno, infatti, molte persone che frequentano le località marine già messe in ginocchio da eventi incontrollabili peggiorano la situazione, lasciando carte, lattine o altri oggetti non biodegradabili, che aumentano il livello di sporco delle spiagge. Si tratta di un contributo certamente maggiore nelle spiagge poste in prossimità di centri densamente abitati, mentre è trascurabile per le cale o per i luoghi più ostici da raggiungere durante l’inverno.

Sta di fatto che l’azione sinergica di questi due eventi provoca ingenti danni alle strutture, che richiedono quindi interventi di manutenzione sicuramente più intensivi.

Spiagge inagibili

A tutto ciò, poi, si sommano altri eventi solitamente causati dal maltempo che rendono le spiagge letteralmente inagibili. Tutto ciò è causato, ad esempio, dai venti forti, che possono provocare lo sradicamento e la caduta di alberi sulle spiagge, causando danni non trascurabili e rendendo il luogo pericoloso per l’accesso da parte dell’uomo.
Nelle zone in cui sono presenti, gli alberi possono rappresentare una minaccia anche per impalcature in legno, piattaforme e cabine presenti sulle spiagge, che possono andare distrutte in seguito a un impatto troppo forte e generare problemi di natura economica che molto spesso i gestori degli stabilimenti balneari non sono in grado di affrontare.

Interventi di ripristino delle spiagge: la rimozione dei rifiuti

Tutto questo, naturalmente, richiede che vengano adottati interventi di ripristino e risistemazione delle spiagge in tutta Italia prima dell’inizio della stagione estiva. Solitamente questi interventi sono di competenza delle singole Regioni, che stanziano dei fondi per lo scopo, anche se in molti casi si assiste a ritardi e lavori incompleti a causa dell’assenza del denaro necessario o del tardo inizio delle opere.
Ove possibile, la priorità è sicuramente quella di eliminare i rifiuti. Non è possibile, infatti, agire con interventi differenti se preventivamente non vengono allontanati e smaltiti tutti i detriti che ricoprono le spiagge.
Da questo punto di vista, se da un lato le Regioni affidano il compito a delle organizzazioni e delle aziende, dall’altro lato non è possibile non ricordare l’impegno e la dedizione che molte associazioni no-profit investono nel ripristinare le condizioni naturali delle distese di sabbia, prelevando e smaltendo tutto ciò che è estraneo e frutto dell’inciviltà umana.
Nel caso in cui le spiagge siano inagibili, comunque, tutto ciò richiede l’intervento preventivo di squadre specializzate che devono rendere il luogo accessibile e sicuro per i volontari coinvolti attivamente nelle operazioni di recupero delle spiagge.

Il ripristino delle spiagge: gli interventi tecnici

Le operazioni successive a quelle di pulizia delle spiagge dai rifiuti sono di natura prettamente tecnica, e richiedono l’intervento di strumenti appositi per ristabilire il suolo sabbioso.
Il fenomeno dell’erosione, ad esempio, viene attenuato da interventi di ripascimento, che prevedono il prelievo della sabbia dai fondali marini per poi trasportarla in prossimità della spiaggia, ristabilendone la superficie.
Per fare ciò si utilizzano delle daghe, ovvero macchine poste su piattaforme galleggianti che hanno lo scopo indicato in precedenza; una volta che le sabbie vengono trasportate sulla terraferma, è indispensabile l’intervento delle ruspe che, grazie a speciali benne per miniescavatori, devono innanzitutto scavare negli strati residui di sabbia per riportare in superficie eventuali detriti stratificati e rocce non conformi (intervento che viene detto “vagliatura”), per poi distribuire omogeneamente le sabbie prelevate dal fondale e livellarle.
In alcuni casi possono essere messi in atto interventi preventivi, tra cui la costruzione (in inverno) di dune sabbiose da riutilizzare prima della stagione estiva per ripristinare la superficie della spiaggia, nei luoghi laddove ciò è possibile.
In certi luoghi, inoltre, sono attualmente in sperimentazione delle soluzioni alternative volte a limitare il problema dell’erosione a monte: è il caso del comune di Comacchio, in provincia di Ravenna, che sta sperimentando l’installazione nel fondale marino in prossimità della costa di oggetti in calcestruzzo ecocompatibili, finalizzati a evitare la formazione di onde più morbide e meno impattanti.
Vi sono poi alcune spiagge italiane in cui l’elemento caratteristico è rappresentato dalla biodiversità, come nel caso delle lunghe distese sabbiose salentine, nelle quali domina la flora spontanea. Per il ripristino di queste specie poco diffuse, talvolta distrutte da eventi climatici troppo intensi, viene richiesto l’intervento di esperti del settore, con piani di recupero che variano a seconda del caso specifico.

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